venerdì 29 giugno 2012

Etanolo

on air: "Atlas Of Thoughts", Marco Guazzone

Dopo una Tennent's bevuta al riparo dei clacson, torno a casa, perplesso dalle innumerevoli forme che l'idiozia umana può assumere.
Ingorghi stradali e cretini in piedi sui tetti degli autobus esultano per la vincita di undici normalissimi uomini in calzoncini che, dicono, rappresentano la nostra nazione. E' per questo motivo che queste persone sparpagliate questa sera per le strade di, penso, ogni città del nostro paese, cantano a squarciagola le parole di un inno che ripetono a memoria, magari sbagliando le parole, senza sapere cosa dice veramente. Perché lo cantano solo in queste occasioni? Perché non lo rivendicano quando vedono violati i loro diritti? Perché non lo cantano quando cercano un lavoro e nessuno è disposto a darglielo? Perché non lo cantano quando vogliono una laurea ma per ottenerla bisogna sputare il sangue? Perché non lo cantano quando vogliono più treni sulla metro B? Perché non lo cantano quando sappiamo che le nostre pensioni, se le avremo, non basteranno per farci campare in pace almeno a settant'anni? Perché non lo cantano cercando una vita migliore?
Il nostro inno è bellissimo, il nostro paese è unico al mondo, la nostra storia piena di ricchezze, la nostra cultura enorme. Ma stiamo perdendo tutto, dietro a una palla bianca e nera (e non solo quella, questo è vero), che toglie i colori anche a tutto il resto. Sembrano antichi romani sugli spalti del Colosseo. Prima erano gladiatori che si trucidavano a vicenda, ora sono calciatori. La differenza è che i calciatori vengono pagati di più e che per vederli si deve pure pagare il biglietto.
Ma vabbè.

Sono tornato a casa e questo lieve giramento di testa ho deciso di alimentarlo. Ho aperto il frigo e mi sono versato un po' di vino in una tazza.Vino bianco che sa di vigna, si sente l'odore ligneo della botte e il profumo dei tralci.
Scrivo sorseggiando. La testa sempre più lontana dalla tastiera. Non mi meraviglierò se ci saranno degli errori di battitura.
Nel frattempo, cambiando argomento, penso un po'. Penso a chi va avanti e fa sempre peggio. Penso a chi ha le capacità e non le sfrutta. A chi non crede in se stesso.
Forse, davvero è colpa di chi c'è intorno. Forse non serve a nulla essere delle persone speciali se la scintilla non ha nulla da mangiare. Forse. Boh.
Ma vedo, intorno a me, dei bei boccioli colorati che stanno per morire al sole solo perché nessuno li annaffia quanto avrebbero bisogno. Non è di certo colpa mia. Non posso farmene una colpa, anche se prima appartenevano al mio giardino.

E io. Son qui. Troppi propositi, niente di fatto, ancora. Qualcuno mi annaffia?
Solo acqua, però. Niente più alcol per stasera.

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