sabato 16 giugno 2012

La Rete In Cui Cadiamo

on air: "Across The Universe", Rufus Wainright


Ho visto un film. Un film fantastico [Mi Chiamo Sam].
E ho pianto.
Non so da quant'è che non piangevo per un film. E' stata una sensazione strana, riscoprire queste lacrime. E mentre mi chiedevo cos'è che mi faceva piangere (cosa a cui non mi sono ancora dato risposta) ho pensato anche che era troppo tempo che mi privavo di quelle emozioni. E ho capito perché. E' lo stesso motivo per cui ultimamente non scrivo più qui, o lascio in disparte il mio diario, perché non leggo un libro per piacere o non ascolto la musica sdraiato sul divano. E' questo schermo che cattura il mio tempo, la vita che sfugge un po' quando hai qualche responsabilità in più. E' quando ti allontani dai piaceri. Quando ti concedi il modo sbagliato di riposarti. Quando non sei in contatto con le tue necessità. Quando fai di tutto per non seguire il piacere.
Com'è possibile dimenticare quello che ci piace? Forse, è quando quello che viviamo ci dà assuefazione. E' come una droga, questa rete, che rende tutto più piatto. Capita che cammini in questa pianura in cui non ci sono cose che fanno male ma nemmeno nessuna che possa entusiasmare. E ci si stanca. Ci si accascia, come  Dorothy nel campo di papaveri, così belli, apparentemente, ma letali.
Bisogna uscirne prima di rimanerci per sempre.
Quindi spengi il computer se è passata già mezzora, svegliati se sono passate più di 8 ore, voltati se hai sopportato troppo dolore, buttati se sei stato troppo tempo sdraiato a guardare il soffitto.

(Devo tornarci più spesso, qui)

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